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del perché mondo convenienza non è in grado di fare un catalogo decente

Se state leggendo questo post, è capitato anche a voi. Scendete di sotto e nella cassetta della posta c’è il solito cataloghino, formato paraculo, copertina triste, logo arcinoto. Lo prendete e ve lo portate a casa. Poi capita che, nel giro di qualche giorno, provate a sfogliarlo. Io, ogni volta, ci ricasco. Mi dico, saranno cresciuti, avranno imparato. E invece no, non ce la possono fare. Il catalogo è sempre bruttissimo – che vabbè che la loro forza è il prezzo ma un arredatore lo potrebbero pure contattà.

Dopo anni in cui ci hanno deliziato con il bambino con il mestolo e il cappello da cuoco – che vabbè la comunicazione ossessiva coordinata, ma non vuol dire che ce devi propinà sto pupo a ogni pagina del catalogo – adesso sono passati a uno stile più sobrio, minimale, ancora più porello. Ste cucine vuote, dove non si scorgono tracce di vita, ste camere da letto abbandonate, artificiali, sti saloni da depressione. Poi dicono che i matrimoni si sfasciano la sera davanti alla tv. E le camerette per bambini, ne vogliamo parlare? Perchè dovrei far dormire mio figlio in un mondo pastello, rigorosamente bicolore, dove anche il lenzuolino è coordinato con le cornicette e le scatole messe a bella posta sulle mensoline?

E poi il copywriting. Già lo sappiamo che ti chiami mondo convenienza, c’è bisogno che sotto al payoff (che ribadisce lo stesso concetto) ci metti ‘ancora più conveniente’? Abbiamo capito!

Ma il massimo lo raggiungono a pagina 7. Guardo bene e sul bancone di una cucina, chi ti trovo? BÄRBAR, un vassoio ikea.

No, non può essere. Ti pare che mettono un accessorio di un loro competitor nel loro catalogo? Allora lo sapete con chi vi dividete il mercato? Allora ce l’avete fatta una capatina al cubo blu e giallo. E allora, come fate a non notare l’abisso estetico che separa il loro catalogo dal vostro? Non lo vedete il loro come è pulsante, come è vivace, come è vero (a parte le trentacinquenni che cucinano con i tre figli, che però quella è questione di differenze tra welfare svedese e disperazioni occupazionali italiane). Non sapete che loro ne fanno uno all’anno di catalogo (non settantacinque) e la gente se lo tiene a casa e lo risfoglia con piacere proprio perché è bello, mette allegria e stimola la fantasia? Dico, ma non vi scatta un po’ di orgoglio aziendale? Non avete almeno un po’ a cuore il valore supremo della Bellezza? (questo è troppo, lo so)

Mi fate venire voglia di inaugurare una rubrica sulle occasioni di bellezza mancate. Mondo convenienza re indiscusso della categoria. E sotto tanti tanti altri. I ristoranti con le tovaglie damascate salmone, per esempio. O i bar con i tavolini dell’algida. Il mondo ne ha bisogno, non trovate?

Bene, adesso che mi sono alienata per sempre ogni possibilità di lavorare come copy per mondo convenienza senza, tra l’altro, avere ottenuto manco un buono sconto da 5 euro da ikea, vi saluto. Erano mesi che ve lo volevo dire.


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concept, portfolio

pinktree, campagna pubblicitaria di lancio

Era la primavera del 2011 e il nostro gruppo di professioniste associate, pinktree, stava mettendo radici. Per comunicare la nascita di pinktree e, nello specifico, del nostro sito web, avevamo bisogno di una campagna interessante, accattivante e originale, insomma, che ci rappresentasse nello spirito. 

Così, mi è venuta l’idea di puntare su uno dei nostri elementi distintivi, il fatto di essere tre giovani donne. Subito dopo, è arrivata l’ispirazione del visual: uno stile vintage, elegante ed esteticamente ricercato. Soggetto: tre ragazze al lavoro, alle prese con grandi imprese e piccoli gesti quotidiani. Ho pensato che evocasse bene il nostro lavoro, fatto di intuizione e momenti di entusiastico slancio creativo, ma anche di analisi paziente, di cura ai dettagli e organizzazione mentale.

La campagna di lancio ha avuto una scia nella cartolina pubblicitaria che abbiamo inviato a una selelzione di aziende della nostra città, puoi leggerne qui.


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portfolio, testi pubblicitari

Scrivere i testi per uno spot tv

Per alcuni anni ho collaborato con la società televisiva Sitcom che produceva i contenuti dei canali tv Leonardo, Alice, Nuvolari e Marcopolo. Mi occupavo di ideare i testi pubblicitari dei promo, ossia gli spot che promuovono i programmi dei canali stessi.

Era divertente? Molto! Era facile? Non sempre. Come sempre negli spot tv, la sfida era condensare in pochi secondi l’essenza del programma, incuriosendo il pubblico e allo stesso tempo dando informazioni di servizio come orario e data della messa in onda.

Era importante tenere a mente il tipo di pubblico che seguiva il canale, nel caso di Leonardo tv, un pubblico interessato all’arte e al design. Ed ecco che giocare con i capolavori veniva facile…

Molte volte la scelta migliore era percorrere la strada dell’ironia. :)


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bernardo mon amour

Lunedì scorso ho ascoltato bernardo bertolucci su rai tre, a che tempo che fa. Un portento. Un esempio. Una fonte di sospiri che non vi dico. Forse è per questo che il presente post da una settimana attende di essere concluso sul mio desktop, incapace io di cucire insieme i tanti spunti di riflessione che m’ha donato. Se ve lo siete perso, vi consiglio proprio di guardarvelo subito, qui sotto. Se non ve lo siete perso, sapete a cosa mi riferisco quando dico che quest’uomo ha una dignità, una passione e una vitalità che impressionano ed emozionano insieme, anche grazie alla generosità con cui si racconta.

Ad esempio c’è questa cosa della rosa bianca. Di suo padre poeta e di lui bambino che quelle poesie sono le prime cose che legge, così, in casa. Provate intanto a focalizzare questa immagine. Vostro padre scrive poesie. Non affetta salumi. Non vende polizze assicurative. Non assembla motori. Ma scrive poesie. Significa che voi siete piccoli e lo vedete in casa che guarda alla finestra e poi si appunta delle frasi su un quadernino. Poi vi sorride – poco perché i poeti sono tristi – e poi torna alle sudate carte. Non è una cosa da poco, credo. Ti dà un senso di legittimazione, credo. Ti fa sentire autorizzato a vivere d’arte, come fosse una cosa normale. Un mestiere come un altro, non una scelta folle né una posa cialtrona. Intanto vai ad aprire la porta, che c’è Pierpaolo Pasolini. Intanto accogli nel tuo salotto il più grande intellettuale italiano del novecento e siediti con lui, tu, bernardo adolescente.

E comunque bernardo legge questa poesia su una rosa bianca scritta da suo padre e questa rosa bianca è sua madre e questa rosa bianca sta giusto in giardino, in un gioco di prossimità che dalla poesia si specchia nella realtà che nutre la poesia che si rimescola con la realtà. Lo capisce da ragazzino che vita e arte sono la stessa cosa. Che una si nutre dell’altra e che la quotidianità è fatta di piccoli momenti divini. Anche questa non è una verità da poco e bernardo è capace di farne tesoro. Di farne quello sguardo lì. Quello che ha ancora oggi, che brilla ancora a settant’anni, sulla ‘sedia elettrica’ come lui la chiama. Non tutti sono capaci. Di avere delle grandi occasioni e di non gettarle via. Di fare di un’infanzia fortunata una vita piena. Di riconoscere e coltivare il proprio talento con tanta energia, conservando l’entusiasmo di un ragazzo.

Questo sguardo giovane non sfugge a nessuno, figuratevi agli autori di fazio, che a un certo punto gli chiede proprio di quest’affinità elettiva, tra bernardo e l’adolescenza. È un feeling naturale, un agio spontaneo e reciproco. Perché lui è ancora uno di loro, uno che guarda all’età adulta con sospetto. Perché in quel momento della vita tutto è possibile. Tutto può ancora avvenire. Come negli anni sessanta e settanta, aggiungo io. Quando c’era tutto da abbattere, da trasgredire, da riformare, conferma lui.

Il mio livello di condivisione è al suo massimo storico. Peccato non possa vedermi mentre mi agito sul mio divano giallo. Che grandi verità, bernardo, mi regali questa sera. Sì, lo so, sto mitizzando. Tendo a farlo con alcune persone. E alcune epoche anche. Il fatto è che penso sia importante – e sacrosanto anche – continuare a guardare in alto.

portfolio, testi pubblicitari

La cartolina pubblicitaria di pinktree

Questa cartolina pubblicitaria è stato uno strumento pubblicatario pensato con le ragazze di pinktree, il brand con cui ho firmato per alcuni anni i miei lavori da copywriter freelance. Attraverso questa cartolina, abbiamo contattato una selezione di aziende della nostra città per promuovere i nostri servizi pubblicitari, spedendole ai loro indirizzi. Segue la scia, letteralmente, della campagna di lancio del sito pinktree, una serie di immagini vintage che vedeva protagoniste tre giovani professioniste, al lavoro sulle loro scrivanie.

Facciamo numeri

è il claim che ho ideato per questa cartolina, come a dire che siamo brave a fare cose difficili ma anche a significare che i nostri sforzi producono risultati concreti per le aziende clienti, numeri appunto.


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